L'inverno è una stagione meravigliosa per dedicarsi all'escursionismo, al trekking, alle passeggiate con le racchette da neve o al bivacco. I paesaggi sono spesso più selvaggi, l'affluenza diminuisce e l'atmosfera è impareggiabile. Ma è anche la stagione in cui gli errori si pagano più cari.

Condizioni meteorologiche che cambiano rapidamente, un sentiero coperto di neve, una batteria che si scarica a causa del freddo o una semplice pausa mal gestita possono trasformare un'escursione piacevole in una situazione delicata. Fortunatamente, la maggior parte degli incidenti non è legata a un evento eccezionale. Di solito sono il risultato di un accumulo di piccoli errori che riducono progressivamente il vostro margine di sicurezza.

Ecco i principali errori da evitare per godervi appieno le vostre uscite invernali.

Perché l'inverno aumenta i rischi durante le escursioni e le attività all'aria aperta

Il freddo modifica profondamente le condizioni di marcia e le reazioni del corpo.

Non appena le temperature scendono, l’organismo consuma più energia per mantenere la propria temperatura interna. Il vento accentua ulteriormente questo fenomeno aumentando la dispersione di calore, mentre l’umidità, che provenga dalla neve, dalla pioggia o dal sudore, accelera il raffreddamento.

La stanchezza si manifesta più rapidamente e gli errori di valutazione sono più frequenti quando si inizia ad avere freddo.

Anche le giornate più corte riducono il margine di manovra. In pieno inverno, a volte fa buio già prima delle 17. Un semplice ritardo può quindi costringervi a terminare l’escursione al buio.

Anche l’avanzamento diventa più difficile. Uno strato di neve, anche se poco spesso, rallenta la camminata e aumenta lo sforzo. Su un terreno ghiacciato, ogni passo richiede maggiore attenzione, mentre la neve alta può dimezzare la velocità di avanzamento.

Infine, aumenta il rischio di perdersi. I sentieri a volte scompaiono sotto la neve, la nebbia riduce notevolmente la visibilità e alcuni punti di riferimento abituali diventano invisibili. Anche un itinerario che conoscete perfettamente in estate può diventare difficile da seguire in inverno.

Tutte queste difficoltà richiedono una preparazione più accurata rispetto alla bella stagione.

Errore n. 1: sottovalutare le condizioni meteorologiche

Le condizioni meteorologiche sono probabilmente il primo fattore di rischio durante un'escursione invernale. Un'escursione piacevole può trasformarsi rapidamente in un'impresa molto più impegnativa se il vento si intensifica, se le precipitazioni arrivano prima del previsto o se le temperature scendono bruscamente.

In inverno è fondamentale non limitarsi alla semplice cifra visualizzata sull’app meteo.

Guardare solo la temperatura

Una temperatura di 0 °C avrà conseguenze completamente diverse a seconda che ci sia il sole, che nevichi o che sulle creste soffi un vento a 60 km/h.

Il vento aumenta notevolmente la sensazione di freddo e accelera la dispersione di calore. È ciò che viene chiamato effetto di raffreddamento eolico. Allo stesso modo, l’umidità accentua il raffreddamento del corpo.

Ricordatevi anche di controllare la temperatura prevista all’altitudine a cui vi muoverete. Potrebbero esserci alcuni gradi sopra lo zero nel parcheggio e diversi gradi sotto lo zero a poche centinaia di metri più in alto.

Trascurare il vento, le precipitazioni e l’evoluzione delle condizioni

Le condizioni meteorologiche in montagna a volte cambiano molto rapidamente.

Una nevicata può coprire le tracce in pochi minuti. La nebbia può ridurre notevolmente la visibilità e rendere l’orientamento molto più complesso. Una pioggia gelata può trasformare un sentiero agevole in una vera e propria pista di pattinaggio.

Non limitatevi quindi a consultare le previsioni al momento della partenza. Verificate anche la loro evoluzione per tutta la durata dell’escursione, così come eventuali allerte meteorologiche.

Adattare l’itinerario o rinunciare quando le condizioni peggiorano

Modificare l’obiettivo o rimandare l’escursione non è affatto un fallimento.

Se le condizioni sono peggiori del previsto, scegliete un itinerario più breve, meno esposto al vento o situato a un’altitudine inferiore.

E se le previsioni diventano decisamente sfavorevoli, spesso la decisione migliore è quella di restare a casa. La montagna sarà sempre lì domani.

Errore n. 2: scegliere male l'abbigliamento

Il freddo in genere non rappresenta un problema quando si cammina. È durante le pause o quando i vestiti sono umidi che iniziano le difficoltà.

Il principio dei tre strati rimane la soluzione migliore:

  • un primo strato traspirante per far evaporare il sudore;
  • uno strato isolante per trattenere il calore;
  • uno strato esterno antivento e impermeabile.

Il cotone è da evitare. Una volta bagnato, si asciuga molto lentamente e favorisce il raffreddamento.

La cosa più importante è gestire la temperatura corporea durante lo sforzo. Se inizi a sudare abbondantemente, apri la giacca, togli il berretto o uno strato prima di bagnarti completamente. È molto più facile evitare di sudare che asciugare i vestiti umidi quando fa freddo.

Ad ogni pausa, indossate rapidamente uno strato caldo per evitare che il corpo si raffreddi.

Consiglio pratico: ricordatevi di portare con voi un tappetino in schiuma. Pesa solo poche decine di grammi, ma permette di sedersi comodamente sulla neve o su una roccia umida senza raffreddarsi. In mancanza di questo, sedetevi sui guanti piuttosto che direttamente sul terreno. In questo modo eviterete di bagnarvi i pantaloni, cosa sempre sgradevole quando le temperature sono basse.

Errore n. 3: partire con l'attrezzatura incompleta

L'inverno richiede un'attrezzatura leggermente diversa da quella utilizzata in estate.

Alcuni accessori diventano praticamente indispensabili:

  • una lampada frontale con la batteria completamente carica;
  • una coperta termica;
  • un paio di guanti e un berretto di ricambio;
  • una bevanda calda in un thermos: prima di riempire il thermos, versateci dentro dell’acqua bollente per qualche minuto. Questa operazione preriscalda le pareti e permette alla vostra bevanda di rimanere calda molto più a lungo;
  • una batteria esterna;
  • una mappa e una bussola, anche se utilizzate un GPS;
  • a seconda delle condizioni: bastoncini, ramponi o racchette da neve.

Il freddo è particolarmente dannoso per le batterie al litio. Può ridurne drasticamente l’autonomia. Conservate il telefono e la batteria esterna in una tasca interna, a contatto con la giacca, piuttosto che in una tasca esterna dello zaino.

Gli scaldini possono essere utili per migliorare il comfort delle mani o dei piedi. Tuttavia, non sostituiscono mai un buon isolamento. Se siete già in stato di ipotermia, la loro efficacia sarà molto limitata.

Errore n. 4: trascurare l'alimentazione e l'idratazione

Il freddo tende a ridurre la sensazione di sete. Tuttavia, il vostro organismo continua a perdere acqua respirando, sudando e producendo calore.

Aspettare di avere sete è quindi un errore.

Bevete regolarmente durante tutta la giornata, anche in piccole quantità. Una bevanda calda è spesso più piacevole dell’acqua ghiacciata e incoraggia a idratarsi di più.

Inoltre, il corpo consuma più energia per mantenere la propria temperatura. È quindi normale avere bisogno di un apporto calorico superiore rispetto a quello necessario per un'escursione estiva.

Privilegiate alimenti facili da consumare nonostante il freddo: frutta secca, noci, mandorle, barrette di cereali, formaggio, cioccolato o anche salame. È meglio mangiare regolarmente piccole quantità piuttosto che aspettare una lunga pausa pranzo.

Un’alimentazione e un’idratazione regolari contribuiscono direttamente a mantenere la vostra prontezza, la vostra capacità di produrre calore e la vostra resistenza, tre elementi essenziali per muoversi in sicurezza durante l’inverno.

Errore n. 5: Gestire male lo sforzo

In inverno, la gestione dello sforzo è importante quasi quanto la scelta dell'attrezzatura.

L'errore più comune è quello di partire troppo velocemente. Dopo pochi minuti, si ha caldo, si suda e poi si continua a indossare i vestiti umidi perché non si vuole fermarsi per togliersi uno strato. Tuttavia, questo sudore diventerà il vostro peggior nemico non appena rallenterete o farete una pausa.

Gli indumenti umidi perdono gran parte del loro potere isolante. Il raffreddamento può quindi essere molto rapido, soprattutto se c’è vento.

L’ideale è partire con un po’ di fresco e adattare l’abbigliamento man mano che lo sforzo aumenta. Aprire la giacca o togliersi un berretto non appena si avverte il calore è spesso più efficace che aspettare di essere completamente bagnati.

Anche le pause devono essere gestite con attenzione. Non appena vi fermate, indossate uno strato caldo prima ancora di sentire freddo. Se la pausa deve protrarsi, cercate un luogo riparato dal vento ed evitate il più possibile il contatto diretto con il terreno innevato o umido.

Infine, pensate all’orario di ritorno. In inverno, il margine di tempo è il vostro miglior alleato. Partite con sufficiente anticipo e fissate un’ora limite per tornare indietro, anche se non avete ancora raggiunto la vostra meta.

Rinunciare a poche centinaia di metri dalla vetta a volte è frustrante, ma spesso è proprio questa decisione che permette di tornare a casa sereni.

Errore n. 6: Ignorare i primi segni di ipotermia e congelamento

L'ipotermia di solito non si manifesta all'improvviso. Si instaura gradualmente e i primi segni sono talvolta impercettibili.

I brividi persistenti costituiscono il primo segnale di allarme. Possono essere seguiti da una perdita di destrezza, da difficoltà a maneggiare una cerniera, da una stanchezza insolita, da un calo di vigilanza o anche da un comportamento anomalo.

I congelamenti colpiscono principalmente le estremità: dita delle mani e dei piedi, naso e orecchie. Spesso iniziano con una sensazione di intorpidimento, prima che la pelle diventi molto pallida o biancastra.

Al minimo dubbio, bisogna reagire immediatamente. Ripararsi dal vento, sostituire gli indumenti umidi se possibile, aggiungere uno strato di abbigliamento caldo e bere una bevanda calda se la persona è cosciente.

Persiste ancora un luogo comune: quello della bottiglia di alcol che “riscalda”. In realtà, è proprio il contrario.

L’alcol provoca una dilatazione dei vasi sanguigni, che dà una momentanea sensazione di calore. Ma questa sensazione è ingannevole. Il corpo, infatti, perde ancora più calore e i segnali di allarme legati al freddo vengono percepiti con minore intensità. L’alcol riduce inoltre la capacità di giudizio, il che costituisce un rischio aggiuntivo.

La bevanda migliore per combattere il freddo rimane quindi… una bevanda calda, analcolica.

Errore n. 7: improvvisare l’itinerario

In inverno, un itinerario non si prepara come in estate.

La neve, il ghiaccio o il terreno ghiacciato rallentano notevolmente l’avanzamento. Un percorso che in estate richiede quattro ore può facilmente richiederne cinque o sei in inverno.

Prevedete sempre un margine di tempo adeguato, tenete conto della durata della giornata e individuate un percorso alternativo in caso di condizioni avverse.

Prima di partire, informate anche un vostro caro del percorso che intendete seguire e dell’orario di ritorno previsto. Questa semplice precauzione può far guadagnare tempo prezioso nel caso in cui fosse necessario l’intervento dei soccorsi.

Non sottovalutare il rischio di valanghe

Non appena la vostra escursione si svolge in montagna innevata, il rischio di valanghe deve far parte della vostra preparazione.

Il primo passo consiste nel consultare il Bollettino di Stima del Rischio di Valanghe (BERA) pubblicato da Météo-France. Questo bollettino fornisce non solo il livello di rischio, ma anche preziose informazioni sulle esposizioni e sulle altitudini più a rischio.

È inoltre importante conoscere un valore di riferimento: una valanga può staccarsi già a partire da un pendio di 30°. Molti escursionisti pensano che un pendio pericoloso sia necessariamente molto ripido, mentre un pendio di 30° spesso appare relativamente moderato sul terreno.

Per preparare al meglio il vostro itinerario, utilizzate la mappa delle pendenze disponibile su Géoportail (carte IGN). Essa consente di visualizzare rapidamente i settori con pendenze superiori a 30°, 35° o 40° e di identificare le zone potenzialmente a rischio valanghe.

Infine, è fondamentale ricordare che l’ARVA (o DVA), la pala e la sonda sono attrezzature di soccorso. Consentono di aumentare le possibilità di ritrovare una vittima sepolta, ma non rendono mai sicuro un itinerario.

La strategia migliore consiste sempre nell’evitare i pendii a rischio e nell’accettare di modificare o annullare l’escursione quando le condizioni lo richiedono.

Errore n. 8: sopravvalutare la propria esperienza

È preferibile procedere gradualmente.

Iniziate con itinerari ben conosciuti, poco esposti e adatti alle condizioni. Imparate a utilizzare correttamente l’attrezzatura, a gestire il vostro ritmo e a riconoscere le situazioni che vi costringono a rinunciare.

Se avete intenzione di muovervi regolarmente in montagna innevata, un corso di formazione sulla progressione sulla neve, sull’uso dei ramponi, sull’orientamento invernale o sulla gestione del rischio valanghe rappresenta un ottimo investimento.

L’esperienza non consiste nell’assumersi maggiori rischi, ma nel saperli evitare.

Conclusione

Sopravvivere in inverno non è un'impresa impossibile. Nella stragrande maggioranza dei casi, tutto dipende da una buona preparazione e dalle decisioni prese prima che la situazione si complichi.

Scegliere un itinerario adeguato, consultare le previsioni meteorologiche, portare con sé l’attrezzatura giusta, gestire lo sforzo fisico, mantenersi idratati e riconoscere i primi segni di ipotermia sono tutte semplici precauzioni che riducono notevolmente i rischi.

In fondo, il vero principio della pratica invernale è quello di mantenere sempre un margine: un margine di tempo prima che faccia notte, un margine di energia prima dell’esaurimento, un margine di calore prima di sentire freddo e un margine di sicurezza nella scelta dell’itinerario.

E se dovessimo scegliere una sola qualità che contraddistingue l’escursionista esperto, sarebbe senza dubbio questa: saper tornare indietro per tempo. La montagna sarà sempre lì domani, e sarà sempre più piacevole tornarci piuttosto che dover contare sui soccorsi.

Domande frequenti

È possibile fare escursioni in inverno senza essere esperti?

Sì, a condizione di procedere con cautela. Scegliete itinerari adatti al vostro livello, consultate le previsioni meteorologiche, equipaggiatevi adeguatamente e siate disposti a modificare i vostri obiettivi se le condizioni diventano sfavorevoli. L'esperienza si acquisisce gradualmente, non mettendosi in difficoltà.

Come evitare l’ipotermia durante un’escursione invernale?

Il modo migliore è prevenire. Indossate diversi strati traspiranti, limitate la sudorazione adattando il vostro ritmo, mangiate e bevete regolarmente e indossate uno strato caldo non appena fate una pausa. Se i brividi diventano intensi o la vostra attenzione diminuisce, è il momento di abbreviare l’escursione.

Qual è la bevanda migliore da portare con sé in inverno?

Una bevanda calda trasportata in un thermos rimane la soluzione migliore. Ricordatevi di preriscaldare il thermos con acqua bollente prima di riempirlo, in modo da prolungare il tempo in cui la bevanda rimarrà calda.

Gli scaldamani sono davvero utili?

Sì, ma devono essere considerati un complemento di comfort. Permettono di tenere le mani o i piedi al caldo se utilizzati a scopo preventivo. Tuttavia, non consentono di trattare l’ipotermia. La priorità rimane sempre quella di indossare indumenti adeguati e di rimanere all’asciutto.

Perché bisogna evitare l’alcol quando fa freddo?

L’alcol dà una falsa sensazione di calore. In realtà, accelera la dispersione del calore corporeo, maschera i primi segni di raffreddamento e altera la capacità di giudizio. Costituisce quindi un ulteriore fattore di rischio in ambiente invernale.

A partire da quale pendenza sussiste il rischio di valanghe?

Il rischio diventa significativo a partire da una pendenza di circa 30°. Prima di qualsiasi escursione in montagna innevata, consultate il BERA e utilizzate la mappa delle pendenze di Géoportail per identificare i settori più esposti.

Come proteggere la batteria del telefono dal freddo?

Il freddo riduce notevolmente l’autonomia delle batterie al litio. Riponete il telefono e la batteria esterna in una tasca interna, il più vicino possibile al corpo. Evitate di lasciarli per diverse ore in una tasca esterna dello zaino.

Qual è la qualità più importante per sopravvivere in inverno?

La capacità di mantenere un margine di sicurezza. Ciò significa prevedere più tempo del necessario, portare con sé l’attrezzatura adeguata, gestire lo sforzo, accettare di modificare il proprio obiettivo e, soprattutto, saper tornare indietro prima che la situazione peggiori. Spesso è proprio questa decisione a distinguere un escursionista esperto da uno avventato.

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